La Cima: un agrifoglio

Vi è da aggiungere che nessun albero fruttifica all’inizio dell’anno e per questo gli antichi romani credevano che l’agrifoglio fosse un vero e proprio amuleto vegetale che, piantato davanti casa, desse i primi frutti oltre a tener lontano gli spiriti maligni. Per questo i romani usavano festeggiare le Saturnalia (in onore di Saturno) dal 17 al 23 dicembre; queste feste avevano inizio con grandi banchetti per terminare con dei veri sacrifici in onore del “Dio dell’agricoltura”. I partecipanti usavano scambiarsi gli auguri accompagnati da piccoli doni simbolici, detti “strenne”. In quell’epoca si credeva che tali divinità, uscite dalle profondità del suolo, vagassero in corteo per tutto il periodo invernale, quando cioè la terra riposava ed era incolta a causa delle avverse condizioni atmosferiche. Queste divinità quindi dovevano essere placate con l’offerta di doni e di feste in loro onore venivano mitigate nonché indotte a ritornare nell’aldilà, dove avrebbero favorito i raccolti della successiva stagione estiva. L’anno solare finiva il 21–22 dicembre (solstizio d’inverno la notte più lunga) e dai giorni successivi il sole inizia a riprendere il suo cammino per accrescere i giorni. Era l’adulazione alla rinascita e al ritorno imminente del sole caldo e luminoso, un augurio di gioia e buona fortuna per l’anno che doveva venire. Quando i romani invasero la Gallia e la Britannia, si stupirono nel notare che anche da quelle parti, l’agrifoglio era considerato un albero sacro. Questi antichi popoli germanici, verso fine anno, cioè in coincidenza con il solstizio d’inverno, utilizzavano rami di agrifoglio come simbolo di vita e buon augurio da scambiarsi reciprocamente. Anche per loro era l’attesa fiduciosa del ritorno del sole e quindi del nuovo anno della stagione (agraria o silvana) che doveva approssimarsi e con questo incoraggiavano la natura a prepararsi a rifiorire. Si suppone che, da questo momento in poi, sia partita la tradizione proprio da questi popoli pagani di utilizzare l’agrifoglio come scambio di buon augurio per le feste di fine e l’inizio dell’anno.

I Druidi poi, sacerdoti di quel popolo, credevano che l’agrifoglio proteggesse dai disagi dell’inverno e che un grosso ramo di questa pianta, scagliato contro una belva in procinto di assalire l’uomo, avesse addirittura il potere di ammansirla; credevano altresì che la pianta aveva il potere di rendere docile anche un cane rabbioso. Comunque sia, in Inghilterra, Svizzera, Francia e Germania i contadini, oltre che tralci o parti di altre piante che fruttificavano nel nuovo anno come l’Edera (Hedera helix, L.) ed il Vischio (Viscum album L.) appendevano rami di agrifoglio nelle loro abitazioni per onorare premurosamente gli spiriti della foresta.

Dopo di loro questa usanza continuò ad essere rispettata, con l’intento di allontanare sortilegi e fulmini, di propiziare la fertilità degli animali e della terra, e soprattutto la protezione dalle presenze malevoli e dalla sfortuna. Le spine appuntite delle sue foglie, infatti, mostrano senza alcun dubbio la sua funzione di difesa naturale, di combattività verso ciò che è pericoloso oppure ostile, di reazione attiva agli stati d’essere negativi. Sui neonati ed intorno alla culla, in segno di protezione veniva spruzzata l’acqua di agrifoglio una sorta di infuso o distillato ricavato dagli aculei, perché come si è detto, in essi era concentrata la sostanza protettiva della pianta intera. In tempi più recenti, quando Cristoforo Colombo scoprì l’America, rivelò che gli indigeni, tenevano in gran conto le piante di l’Agrifoglio che crescevano in quelle zone. Lo piantavano nei pressi delle loro permanenze come amuleto per tenere lontano le iettature e se ne fregiavano durante i combattimenti: era un segno distintivo di coraggio durante le battaglie.

Alcune tribù adoperavano il legno bianco e duro dell’agrifoglio per foggiare le impugnature delle loro armi. Ma in passato anche in Europa il legno di Agrifoglio era usato dai contadini che ne ricavavano manici per utensili, cavicchi, pioli di scale, calci di fucile ecc. Il suo legno è duro, pesante, compatto, di grana fine e omogenea, molto resistente e dotato di grande flessibilità.

A parte queste particolari caratteristiche fisiche, la maggiore curiosità è dovuta al fatto che, questo legno, sull’acqua non galleggia nemmeno quando è secco. Questa esclusività, la divide in tutta Europa solo con il Bosso (Buxus sempervirens). Anche il legno dell’Ebano non galleggia se immerso nell’acqua, ma siccome è una pianta esotica, nessuno si è mai interessato ed ecco perché non riscuote la giusta considerazione.

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