Lojze Spacal

Di seguito, un articolo scritto da Angelo Labbate su "Paese" del marzo 2011 su Lojde Spacal, "il primo fotografo del Maggio di Accettura".

Lojze Spacal, il confinato che dipingeva le bare

Assegnato al confino di polizia per due anni dalla commissione speciale della Prefettura di Trieste per sospette attività antifasciste, Lojze Spacal (Trieste 15 giugno 1907 – 6 maggio 2000), fu destinato ad Accettura, dove, accompagnato da due carabinieri, giunse il 7 febbraio 1931. Un anonimo e fugace accenno ne fa Leonardo Sacco in “Provincia di confino. La Lucania nel ventennio fascista, Schena editore, Fasano 1995”. «È poi la volta degli slavi, anzi slavofili, accuratamente divisi in tutto il materano: un falegname ad Accettura (7 febbraio 1931-17 settembre 1932)».

Lojze Spacal, spregiativamente italianizzato in Spazzale nei rapporti di polizia, era nato a Trieste 1l 15 giugno 1907, da Andrea, cavatore, e Maria Novak, lavandaia, originari di Kostanjevica, in Slovenia. A soli otto anni, il 1914, all’inizio del prima guerra mondiale, perse il padre, che controvoglia combatteva nell’esercito austro-ungarico.
Dovette abbandonare la scuola e trovare lavoro in una falegnameria per aiutare la famiglia. A 17 anni fu assunto come disegnatore nell’arsenale di Trieste. In questo periodo avrebbe avuto contatti con gli irredentisti slavi Marussic, Milos e Bidovec e partecipato all’attentato alla sede del giornale Il Popolo di Trieste. Sospetti che gli costarono il confino. Le esperienze di apprendista falegname e arsenalotto furono utili al giovane confinato nella ricerca di un lavoro, come imponeva la legge sul confino, che trovò nella bottega di falegname di Rocco Defina.

 

In quel periodo, ricorda mastro Totonno Defina, figlio di Rocco, i falegnami del paese non erano pratici di ebanisteria; erano piuttosto mastri d’ascia, bottai, costruttori di porte e finestre e di rozze suppellettili. Per prima cosa, – continua Totonno Defina – Spacal costruì un banco di lavoro tecnologicamente avanzato, come mai ne avevamo visto, sul quale montò un ingegnoso tornio. Nel laboratorio si costruiscono i primi mobili impiallacciati e verniciati. La dottoressa Domenica Defina conserva ancora una cristalliera di mogano, costruita dal giovane confinato. La novità suscita la gelosia e l’invidia di Giuliano Miraglia, che invia al prefetto un ricorso, conservato nell’Archivio di Stato di Matera. «Un confinante di nome Luigi Spazzarri di Trieste ebanista a aperta una bottega da falegname unita a Rocco Defino e ci a levato molto lavoro a fatto una mobilia alla levatrice Romano più di tremila lire più all’ufficiale postale un altro lavoro di circa duemila lire e lavora tutti i giorni ed io con otto persone sulle spalle sto pagando la ricchezza mobile dal 1918 e con tante tasse comunale e altre tasse e sto senza lavoro che siamo anche in molti falegnami prego la S.V. di provvedere a mandarlo a qualche altra parte perché lui e ben pagato dal nostro Governo…». Riscontrando il ricorso, i carabinieri scrivono che «Il confinato politico non risulta faccia alcuna concorrenza al reclamante Miraglia Giuliano (che) si è indotto a reclamare per fatto che questi si rifiutò di lavorare nella sua bottega. Non si ritiene proporre il trasferimento del prenominato né si ritiene togliergli il sussidio in quanto il lavoro non è continuativo». In un’altra informativa, si legge che «Serba regolare condotta politica e non ha dato mai luogo a rimarchi sul suo conto».

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