Dendrolatria

(Tratto da ALBEROLOGIA di Antonio de Bona www.alberologia.it)

Distruggerete completamente tutti i luoghi dove le nazioni

che state per scacciare servono i loro dèi: sugli alti

monti, sui colli e sotto ogni albero verde.

Demolirete i loro altari, spezzerete le loro stele,

taglierete i loro pali sacri, brucerete nel fuoco

le statue dei loro dèi e cancellerete

il loro nome da quei luoghi.

ESODO 24.4 E 34.13

Il termine dendrolatria, dal greco déndron ‘albero’ e latria latréia ‘culto’, indica una fase religiosa, individuata tra gli altri da John Lubbock, durante la quale si è creduto che le divinità avessero dimora ciascuna nel singolo albero e dunque, estensivamente, l’atteggiamento primitivo di proporzioni nei riguardi dell’albero cui si offrivano sacrifici per ottenerne protezione e fertilità.

La religione cristiana non ha mai approvato i culti pagani, anzi li ha combattuti senza riuscire ad annientarli del tutto. Come sempre accade nel succedersi di tradizioni e civiltà del passato, restano alcuni aspetti trasformati e adattati alle nuove realtà. Così, aspetti dei culti pagani permangono nelle cerimonie e feste dedicate ai santi cristiani, specie nei paesi più isolati e quindi più radicati alle tradizioni. L’impegno della chiesa è stato rivolto a trasferire i culti dalle divinità pagare ai santi.

Gli antichi Germani, le popolazioni celtiche, veneravano alcune varietà di alberi, anzi questo culto costituiva la base stessa della loro religione. Agli alberi venivano indirizzate offerte diverse: il ferro era metallo raro, prezioso, perciò le offerte consistevano spesso in oggetti come ferri di cavallo e chiodi.

Quando Giulio Cesare (100-44 a.C.) invase la Gallia decise di fare abbattere una foresta sacra ai druidi3, per arginare incursioni e attacchi; per l’assedio venne impiegato il legname tagliato dalla foresta4. In seguito i cristiani iniziarono l’opera di conversione delle comunità pagane; vietarono il culto rivolto agli alberi e, conseguentemente, si impegnarono a distruggere le loro foreste sacre.

Augusto (Roma, 23 settembre 63 a.C. - Nola, 19 agosto 14 d.C.) proibì i culti druidici nelle Gallie. Sotto il regno di Tiberio, i druidi furono soppressi con un decreto del senato; il provvedimento in seguito fu ratificato da Claudio. Suplicio Severo ci racconta del più noto osteggiatore dei riti legati ai boschi sacri: San Martino (316-397).

Durante un viaggio passò nei pressi di Atun dove, dopo aver abbattuto un bosco sacro, si apprestava ad abbattere un grosso pino nei pressi di un santuario. Qui incontrò la resistenza del sacerdote locale e delle popolazioni pagane che lo attaccarono dicendogli: “Se hai un po’ di fiducia nel Dio che dici di onorare, abbatteremo noi quest’albero che cadrà su di te; se il tuo signore è con te, come dici, sfuggirai”. Accettò la sfida e si fece legare sul letto di caduta dell’albero, cioè il punto preciso dove l’albero doveva cadere. Quando stava per crollare si fece il segno della croce e l’albero lo sfiorò di un soffio senza toccarlo. Il miracolo convertì in massa gli spettatori. San Martino continuò a predicare, battezzare nei villaggi, abbattere templi, alberi sacri e idoli pagani, dimostrando comunque compassione e misericordia verso la popolazione.

Per questo ed altre vicende la sua fama ebbe ampia diffusione in tutta la comunità cristiana. In Siria, Marcello, vescovo di Apamea, venne ucciso dai pagani, furenti poiché aveva promosso l’abbattimento di svariati templi, conformemente all’editto promulgato dall’imperatore Teodosio I il Grande.

L’opera distruttiva venne proseguita dal discepolo di S. Martino, San Maurilio (? - 453) vescovo di Angers, il quale, nel tentativo di evangelizzare il Comminges diede fuoco al bosco sacro; il territorio del bosco distrutto fu consacrato a San Pietro. Continuò con determinazione San Benedetto da Norcia (480-547) nei pressi di Cassino; abbatté gli altari pagani, recidendo il bosco sacro ad Apollo; volse al culto cristiano i templi pagani, consacrandoli al suo predecessore San Martino. A Montecassino costruì un monastero dove risiederà per definire la Santa regola. A nulla valsero gli anatemi dei concili provinciali; quello di Arles del 457 d.C. proibiva l’adorazione degli alberi, delle fonti e delle pietre; quelli di Tours e di Nantes, rispettivamente del 567 e 568 i quali si accanirono contro le persone che celebravano riti sacrileghi all’interno dei boschi e contro gli alberi consacrati al demonio. L’accanimento contro le diverse religioni galliche non portarono grossi cambiamenti ai culti resi agli alberi che continuarono a perpetrarsi. La loro influenzaera sia sociale che religiosa.

Va segnalato un monaco irlandese, Colombano (542-615) meglio conosciuto come San Colombano di Luxeuil. Missionario noto soprattutto per aver fondato da abate numerosi monasteri e chiese in Europa. È venerato come santo dalla chiesa cattolica, ma anche dalle chiese ortodosse e dalla chiesa anglicana.

Anche in Irlanda nel 665, alcuni sacerdoti cristiani fecero abbattere un numero enorme di frassini ritenuti sacri, per segnare il trionfo del cristianesimo sulle tradizioni locali.

Intorno al 670 Barbato vescovo di Benevento (?-683) da tutti ricordato per aver convertito i Longobardi al cristianesimo, fece abbattere un noce gigantesco. Nel posto dove fu tagliato il noce, fece erigere un tempio con il nome di S. Maria in Voto; successivamente fu dichiarato santo e gli fu dedicata una chiesa a Benevento e una a Salerno; è ricordato il 19 Febbraio. L’impegno della Chiesa non cessò nell’estirpare le credenze pagane che continuavano a rendere il culto ai boschi e agli alberi.

Esemplare la vicenda di Sant’Eligio (588 c.ca-660) vescovo di Noyon, del quale leggiamo alcune prescrizioni in merito al comportamento da tenere relativamente agli alberi:.

«Non prestate attenzione agli auguri, o agli starnuti violenti, o al canto degli uccelli. Se venite distratti mentre siete in cammino o al lavoro, fate il segno della croce e dite con fede e devozione le preghiere della domenica, e niente potrà farvi del male […] Nessun cristiano, nella festa di San Giovanni (24 Giugno) o di alcun altro santo dovrà eseguire solestitia [riti del solstizio d’estate] o danzare o saltare o cantare canti diabolici. Nessun cristiano dovrebbe mostrarsi devoto agli dei del trivio, dove tre strade si uniscono, né partecipare alle fanes, feste delle rocce, delle sorgenti, dei boschi o degli angoli. Nessuno deve fare lustrazioni (“purificazioni”) o incantesimi usando erbe, o far passare il bestiame attraverso un albero cavo o un fosso perché così lo si consacra al diavolo. Perciò, fratelli, rifiutate tutte le invenzioni del nemico con tutto il vostro cuore e fuggite questi sacrilegi con orrore. Non venerate altre creature oltre Dio e i suoi santi. Evitate le sorgenti e gli alberi che chiamano sacri. Perché voi dovete credere di poter essere salvati con nessun’altra arte che l’invocazione e la croce di Cristo. Come sarebbe possibile altrimenti che i boschi dove questi uomini miserevoli fanno i loro riti sono stati abbattuti e la legna proveniente da lì è stata data alla fornace? Vedete come è sciocco l’uomo, che onora degli alberi morti, insensibili e disprezza i precetti di Dio onnipotente».

 

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