Sandro Sansone

Una Festa, un Rito che dura da quasi 1000 anni vista, per la prima volta, con i miei occhi. Una Comunità intera, quella formata da residenti e da Accetturesi sparsi in tutto il mondo, che continua ad essere unita per la devozione ad un Santo e a due Alberi.

Tra tutte le Feste, quelle popolari sono le uniche che non possono essere Rito senza essere contemporaneamente anche cultura, umanità; e portando domande sulla felicità, sulla vecchiaia, sulla bellezza… ma in un bicchiere di vino e pane e pomodoro… cultura rurale.

Tra tutte le culture, quella delle città dei tempi d’oggi è la più presuntuosa: inneggia e grida di diritti umani mentre li calpesta, parla di sensibilità elettive mentre non sa più accogliere l’ospite che arriva a casa sua, vende e compra spettacoli in ogni dove, ma non sa più goderseli perché il piacere non si compra e non si vende.

Nelle città dei tempi di oggi non abbiamo domande e non chiediamo risposte. Nel mezzo tra noi e loro, tra le generazioni dei contadini e la nostra, è arrivato il “progresso”, la rete dei pescatori è oggi il web dove diventiamo sensibili e educati, togliamo via il selvatico e con esso la capacità di sentire la vita senza mediazioni. Sappiamo cos’è l’intercultura e ce ne stiamo rintanati a casa nostra, usciamo solo per consumare, qualsiasi cosa, consumare.

Per rari momenti e quasi per caso possiamo provare quella esperienza dell’essere vivi, interi, uniti, che i nostri nonni vecchi e contadini erano condannati a provare, in quella sofferenza straordinaria di fatiche disumane, e che invece li rendevano umani….. umanissimi.

Ho cercato di fermare i miei momenti e quelli di tutti coloro che hanno partecipato al Rito del Maggio di San Giuliano di Accettura, ho cercato di raccontare tutto ciò. Tutto ciò è stato da me vissuto in quei quattro giorni, lontano, molto lontano dalle città dei tempi d’oggi.

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