Marco Salvadori

Prima di recarmi ad Accettura ho cercato, come di consueto, di documentarmi sulla festa a cui stavo per partecipare. Si tratta di un antico rito nuziale e propiziatorio in cui il Maggio, un albero di alto fusto, si unisce ad un agrifoglio, la Cima, rappresentando i tradizionali culti arborei molto diffusi soprattutto nelle aree interne della Basilicata e della Calabria... Secondo gli antropologi, queste celebrazioni sono fedeli ad uno schema presente negli antichissimi riti pagani agrari ed arborei tipici delle popolazioni contadine di molti Paesi europei e mirano a portare nel proprio paese e nella propria casa lo spirito fecondatore della natura, risvegliatosi con la primavera; rappresentano pertanto l'idea di rigenerazione della collettività umana mediante una sua partecipazione attiva alla resurrezione della vegetazione. A questa interpretazione se ne aggiungono altre come quella del significato di libertà e quella del mito popolare dell'Albero della cuccagna. (fonte wikipedia)

Ma non ero comunque pronto all'incredibile aria di festa, di solidarietà, di comunione, che questa festa porta in se. Intere famiglie, ormai residenti anche in diversi continenti, si riuniscono ogni anno per poter lavorare insieme, festeggiare insieme, poter issare insieme il Maggio...

Giorni di durissimo lavoro, di geometrie e di fatiche. I maggiaioli conducono i buoi in modo magistrale su impervi sentieri e pericolose discese, dal bosco alla città con oltre 30 metri di Maggio, mentre i cimaioli trasportano sulle spalle la cima per oltre 15 chilometri...

Si balla, si ride e si celebra San Giuliano che, dal 1797, scandisce i momenti di questa festa. 

Si lavora insieme, si mangia insieme, si festeggia perché, insieme, si realizzano grandi opere come unire due alberi ed issarli come uno solo, sul quale i più coraggiosi potranno arrampicarsi fino alla cima.

Anche quest'anno il Maggio, con un tronco di oltre 130 anni, si è stagliato al centro della piazza del paese con i suoi 35 metri di altezza.

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