Andrea De Carlo

Con l'amico di tante uscite fotografiche, Giacomo, avevamo sentito parlare di  questa festa e della particolarità con cui viene rappresentata e  da appassionati di fotografia abbiamo deciso nel 2012 di partecipare a tale evento. Siamo subito rimasti colpiti dalla moltitudine di persone che ad onde ravvicinate  inondava le strade a piedi e a bordo di camioncini strapieni.

Abbiamo seguito il flusso. Orde di giovani accompagnati dagli occhi vigili di anziani mentori, risalgono e si inoltrano  nella Foresta di Gallipoli Cognato dove sarà tagliato l'agrifoglio che svetterà in cima al Maggio. La discesa alquanto scomoda e sinuosa dal bosco diventa a tratti la PAMPLONA  del sud e in altri il CURLING del nord. Rimaniamo a bocca aperta.

Si scende lenti e veloci. La tensione è alta, il suono di  un fischio  indica il momento della partenza veloce della cima portata in spalle da giovani già ebbri, che  districandosi tra cespugli, tronchi, rami caduti e pietre danno filoda torcere a chi invece deve in fretta ripulire il sottobosco da ostacoli che potrebbero creare non pochi problemi. Restare davanti alla Cima è rischioso in questi attimi e perciò evitiamo il più possibile di farlo. Giunti in strada si banchetta, si riposa e si prepara la Cima per il trasporto che durerà tutto il giorno. Sudati dalla testa ai piedi, riprendiamo fiato dopo un'iniezione di vita che trasuda da tutti i pori. Lasciamo la cima per andare incontro al Maggio, il cerro che sposerà la Cima nei giorni successivi.

Lasciata la macchina alle porte del paese, ci incamminiamo verso il bosco Montepiano e dopo un pò incontriamo la carovana che trasporta il maggio e i sui adepti.File di buoi addobbati di fiori di rose rosse e mazzetti di ginestre con l'effigie al centro di San Giuliano, accoppiati ed uniti con il classico giogo da aratro fermi a riposare all'ombra dei rami intrisi di sudore e polvere. Nel sottobosco famiglie intere che banchettano e rifocillano chiunque sia a tiro di piatto. Ci giriamo e ci ritroviamo con una bottiglia di vino e un piatto colmo. Organetti, chitarre, tamburi, ballate risuonano e animano il bosco nell'attesa della ripartenza. Partecipiamo con un misto di curiosità e riverenza per le genti che animano la foresta in festa.

Dopo il meritato riposo si riparte ancora più ebbri di aspettative che ci fa dimenticare della stanchezza accumulata. Il trasporto del Maggio risulta difficoltoso ma lento ed inesorabile. Dopo ore di cammino si arriva dove il tempo si è fermato per molti e con una sferzata di coda viene girato il grosso tronco per poterlo preparare all'ingresso in paese. E' il momento della porchetta e del vino che vengono consumati in pochi minuti. 

Accompagnati da vecchi e nuovi amici ci avviamo al punto dove farà ingresso la carovana. Una discesa con pendenza estrema colma già di moltissimi spettatori dove i buoi scenderanno a tutta velocità. Troviamo un angoletto lungo la gradinata in condizione di finta sicurezza per immortalare l'evento. Attesa, arrivo, partenzaaa! Una raffica di foto riecheggia nell'aria circostante come gli spari di cacciatori in attesa di prede. L'incontro del maggio con la cima è agli sgoccioli ed ecco tutto è compiuto ormai.

 

La nostra prima esperienza del Maggio è finita.

Il ritorno a casa è stato lento, ma gioioso, la vista appannata da continui flashback del giorno vissuto con la promessa di ritornare, ritrovare le stesse persone, gli stessi nuovi amici, di farne degli altri ed essere riconosciuti tra tanti... E' un'esperienza che consiglio a tutti almeno una volta nella vita.

 

Non dimenticheranno facilmente la festa e le persone di questi luoghi  e saranno quasi sicuramente i nuovi portatori sani di mal di "Maggio".